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16.2.12

Vita ordinaria di Gregor Samsa



La verità è l’essenza di ogni preambolo, il quale custodisce tutte le indicazioni per un futuro improbabile.
Mi spiego: il mio futuro, di personaggio ormai celebre, è nelle mani del suo inventore, un certo Kafka, tisico e sentimentale, pragmatico e puntiglioso con i suoi personaggi che seguono con affanno le sue evoluzioni, per primo io stesso, libero di dire ciò che mi pare e poi i miei genitori con il loro palpabile disgusto per il mio aspetto fisico.

15.2.12

Laboratorio - Tema: la METAMORFOSI

'Non Sono Che L'anima Di Un Pesce Con Le Ali, Volato Via Dal Mare Per Annusare Le Stelle, 

Difficile Non È Nuotare Contro La Corrente, 

Ma Salire Nel Cielo E Non Trovarci Niente” 

Lindbergh – I. Fossati

°°°O°°°
Giorni fa parlando con alcuni di voi ho detto che stavo pensando al tema da proporre per la stesura del  prossimo racconto nell’ambito  del nostro Laboratorio.
Ho preso in considerazione una lista di possibilità ( per esempio i temi del travestimento , dello sdoppiamento , dell’inganno , della magia , dell’equivoco ) e sono arrivato a concludere che il tema della metamorfosi fosse il più suggestivo fra tutti quelli che sarei stato in grado di proporvi.
Mi sento piuttosto pesante, di sicuro non ho digerito la cena, non riesco neppure a muovermi. Con la coda dell'occhio vedo mio marito che dorme sulla sponda opposta del letto, proprio sull'orlo, potrebbe cadere, mi rendo conto che sono stata io a spingerlo sin lì. Che strano, forse sto vivendo un incubo ma riflesso nello  specchio che sta sopra il letto, vedo un'enorme blatta che occupa il mio posto, è spaventosa, mi viene quasi da ridere se penso a Gregor Samsa, poveretto lui mica sognava.

Lettera a GREGORIO


Caro fratello,
ti scrivo oggi, dopo che sono trascorsi anni da quel giorno funesto in cui perdesti in modo definitivo le tue sembianze umane. La sera prima mi dicesti che le tue membra erano pervase da un pesante torpore, Gregorio, e la tua voce aveva un timbro insolito, anomalo. 

22.1.12

Obbedienza

Sul momento non gli detti importanza più di tanto. Noi formiche siamo animali sociali, il dovere prima di tutto, ognuno al suo posto…..e se la cosa era successa una ragione doveva pur esserci. Io sono un guerriero, non sono abituato a discutere e la realtà è decisa da Gerarchie troppo distanti da me e da tutti quelli che ho conosciuto. Si dice che nessuno le conosca, le Gerarchie, neppure la Regina. qualcosa sarebbe accaduto, era sempre andata così, dovevo solo aspettare di capire questo mio nuovo ruolo piovutomi addosso.

Metamorfosi urbane



Il vento rapinoso della pubblicità corre
più veloce del cane a sei zampe
apparentemente distratto
con riccioli di ferro e indifferenza
colpisce leonesse impegnate in percorsi
più ostili di qualunque savana
rimbomba sulle lamiere delle auto-puma
e vanamente esse fiammeggiano di sguardi.
Appena sfiorato dalle flessibili proboscidi
scivola tra le zampe
di autobus panciuti
entra nei ristoranti dove pascolano
cinghiali dai tondi occhi.
Niente ignora: non le mucche lilla,
non quelle in più tradizionali abiti pezzati di frutta,
non i porcellini gialli che invitano al risparmio
afferrati in un vortice per il codino nervoso,
non gli acari e l’allegra compagnia dei parassiti
vicini detestabili sempre
che invadano o evadano
il ricciolo ferreo dell’educazione pubblicitaria
ne evidenzia il grugno ingordo.





La strada giusta



Laura si svegliò serena, come ogni mattina. E come ogni mattina per prima cosa si passò fra i capelli biondi la mano destra, che aveva sottile e aggraziata. Fu questo gesto abituale che le rivelò la prima sorpresa: ciuffi di capelli le rimasero fra le dita, inerti, spingendola a spalancare gli occhi blu.
Guardò con raccapriccio i capelli morti, di un colore scialbo che lei non riconobbe come suo, fra dita corte, corredate di unghie tozze e dall’aspetto sfaldato…un sogno?

Metterò radici


Questa terra è dura, un leggero strato di sabbia dai grossi granelli,sassi e roccia frammentata. Tra le fessure, lentamente, con uno sforzo continuo e tenace, le radici si fanno largo mentre la flessibile pianticella apre gli occhi al mondo che le appare intorno sempre più ampio via via che la sua altezza cresce.
     La vita a bordo della grande nave scorreva in tutta la normalità consentita dall’organizzazione frenetica della crociera, dal desiderio di godere per intero di quel divertimento tanto atteso e per molti strappato con qualche sacrificio ai tempi pericolosi dell’economia.Le luci si accendevano sempre più brillanti nel crepuscolo che avanzava e preparavano gli intrattenimenti della notte. Ma l’imprevisto, che ordisce le sue trame anche nella più anonima delle stanze, stava per tendere un agguato. Un rumore sordo salì dalle profondità dello scafo e con esso iniziò a stendersi il velo oscuro della paura.

20.12.11

IN ARTICULO MORTIS

Giaccio in questo scantinato umido e freddo che odora di passato. Immobile e abbandonato trovo compagnia nell’oscurità e nella follia che mi ha accompagnato nella mia strana vita, quasi un carattere ereditario che mi insegue già prima della nascita. Una follia ordinata che da bambino mi portava a posizionare sul banco i pastelli uno dopo l’altro in una fila ossessivamente regolare; utilizzavo per primo sempre il più basso non potendo servirmi del secondo se non dopo aver esaurito il primo. I miei disegni? Prima tutti verdi, poi venivano i marron, i rossi, i gialli e così via. Quando poi ho colorato di nero il cielo, il sole, tutta la mia famiglia, l’ insegnante ha convocato mia madre e mi ha fissato un appuntamento con lo psicologo infantile.
Tempo perso. La follia è un modo di stare al mondo, un magnete che aggrega tutto intorno al suo polo, irresistibilmente. Tutti folli dunque, ognuno a modo suo. Chi parla e chi ascolta. Chi scrive e chi legge.

La mutazione

Louise cara riesco a malapena a scrivere perciò perdona la calligrafia sono uscito da casa di corsa questa mattina e ho afferrato al volo questa agenda su cui scrivo e non so neanche perché l’ho presa non pensavo di scrivere qualcosa volevo solo fuggire e mi sono rifugiato nella fogna sotto la quinta la più deserta. Erano giorni che ci pensavo da quella sera in cui facendo la doccia mi sono accorto di avere una protuberanza sopra il sedere l’ho sentita lavandomi e mi sono guardato allo specchio cristo santo era una piccola coda e ho pensato a come dirtelo e più ci pensavo più ritenevo inutile parlartene per non spaventarti perciò sono venuto subito a letto e quando tu mi hai abbracciato ti ho costretta a stare sopra con il pensiero fisso alle tue mani attento che non mi toccassi lì.